Gian Luigi Gessa, neuropsicofarmacologo, afferma che: “In una classifica di pericolosità collegata alla reale tossicità, la cannabis non la metterei in testa: prima l’alcol, poi l’eroina, la cocaina in forma di crack e la nicotina”.

In accordo con lui ci sono anche altri medici e scienziati, uno di loro è il Dottor Umberto Veronesi, noto oncologo ed ex Ministro della Sanità, il quale lanciò un appello per la legalizzazione dichiarando: “Siamo un Paese che vieta inorridito la marijuana, ma che lucra senza vergogna su una droga che causa 50.000 morti l’anno: il fumo di sigaretta”.

Inutile dire che ci sono innumerevoli studi sugli effetti causati dal consumo di Cannabis a breve e lungo termine. Secondo Igor Grant, psichiatra della University of California di San Diego, asserisce che l’unico rischio conosciuto nell’adulto riguarda la bronchite cronica, essa però è molto comune in tutti i fumatori, non solo di Cannabis. Inoltre, in un recente studio eseguito sui topi, è stato addirittura evidenziato come piccole dosi di THC potrebbero rallentare il declino cognitivo negli anziani.  Nei topi giovani, invece, la somministrazione di THC ha compromesso le prestazioni di apprendimento e memoria. Su quest’ultimo punto ci sono stati diversi studi sui possibili danni che un uso cronico di cannabis ad alti livelli di THC potrebbe causare, soprattutto in età adolescenziale e preadolescenziale, quando cioè il cervello non è ancora del tutto formato. Tuttavia, la ricerca è stata poi smentita in quanto il campionamento non era attendibile.

Un’altra domanda molto interessante è: la Cannabis ha mai ucciso qualcuno? In realtà Sì. Sulla letteratura medica sono riportati alcuni casi correlabili all’abuso di cannabis, non per avvelenamento diretto, ma per crisi ipotensiva successiva o per un mix con altre sostanze. Tuttavia, bisogna precisare che sono stati accertati meno di venti casi di morte nel mondo a fronte di consumi pari a migliaia di tonnellate di cannabis. Un studio interessante risalente agli anni ‘80 è quello eseguito da parte della Dea in vari esperimenti con cavie, che ha cercato di determinare il livello DL50 (Dose letale 50) della cannabis e cioè un parametro in uso fino ai primi anni del 2000 che indica la quantità di una sostanza (somministrata in una volta sola), in grado di uccidere il 50% di una popolazione campione di cavie. La conclusione fu che: “Al giorno d’oggi si stima che il livello di DL50 nella marijuana sia intorno ai 1:20.000 o 1:40.000. In parole povere significa che per morire, un fumatore dovrebbe consumare dalle 20.000 alle 40.000 volte il dosaggio normalmente contenuto in uno spinello. Dovrebbe quindi fumare circa 680 kg di marijuana in circa 15 minuti per avere un effetto letale”.

Altro chiarimento: la Cannabis crea dipendenza? Anche questo è vero se si conclude la frase dicendo “in meno del 10% dei consumatori”.