L’utilizzo di piante o estratti di piante per la cura delle malattie e per il mantenimento del benessere è chiamata Fitoterapia. Le piante, infatti, sono da sempre le principali fonti di sostanze medicamentose e l’uomo, negli anni, ha imparato a riconoscere ed impiegare le loro varie proprietà. 

Una delle piante che è stata oggetto di maggior controversia è la Cannabis. L’interesse nei suoi confronti a sfondo fitoterapico è aumentato quando sono stati identificati i cannabinoidi. 

Si è scoperto che molte funzioni fisiologiche del sistema nervoso centrale e del sistema immunitario sono regolate dal sistema degli endocannabinoidi, i quali interagiscono con dei recettori specifici situati in varie parti dell’organismo. La ricchezza terapeutica della Cannabis è dovuta alla sinergia dei composti chimici che la costituiscono. Il risultato della combinazione fra tutte le sostanze contenute nella cannabis è chiamato effetto entourage, in base al quale si definiscono diversi meccanismi di azione: il miglioramento dell’assorbimento dei principi attivi, l’attività antimicrobica, la minimizzazione degli effetti collaterali delle terapie mediche.

​Sono stati individuati più di 400 composti costituenti la pianta di canapa come terpeni, flavonoidi, acidi grassi, composti fenolici, composti azotati. Tuttavia i principi attivi più interessanti rimangono i cannabinoidi, presenti sulle foglie e sulle infiorescenze femminili. Essi sono sintetizzati dalla pianta sotto forma di acidi inattivi e poi si trasformano, per riscaldamento, nei reciproci prodotti decarbossilati. Prendiamo come esempio due dei cannabinoidi più conosciuti: il THC (tetraidrocannabinolo) ed il CBD (cannabidiolo).

​Durante la fase di crescita la pianta produce THCA e CBDA e non THC e CBD. Questa prima coppia di cannabinoidi si contraddistingue dalla seconda per la forma acida delle due molecole, da cui deriva la loro “psico-inattività”. Quando la Cannabis viene sottoposta a temperature elevate, per esempio fumando, viene innescato un processo chiamato “decarbossilazione”. Quest’ultima, altro non è che la conversione, tramite la liberazione di una molecola di anidride carbonica CO2, del THCA e CBDA, rispettivamente, in THC (psicoattivo) e CBD (non attivo psichicamente).

 

I cannabinoidi, nelle terapie alternative sono utilizzati principalmente come analgesici ed anti-convulsivi. Il loro impiego non implica una guarigione, al contrario la loro funzione è principalmente palliativa, ovvero svolge il compito di alleviare o comunque di contrastare gli effetti collaterali che la maggior parte delle terapie tradizionali portano con sé.

Le principali patologie per le quali si utilizza il trattamento a base di cannabinoidi sono: insonnia, dolore cronico e mestruale, cefalea, stress, nausea e vomito dovuti a cancro, epilessia, fibromialgia ed endometriosi, depressione, sclerosi multipla, parkinson, diabete, malattia di Crohn, schizofrenia, spasticità, glaucoma, alzheimer, sindrome di Tourette. 

Più specificatamente:

​Il tetraidrocannabinolo (THC) 

è il principale composto psicoattivo contenuto nella Cannabis ed è il responsabile delle sensazioni di euforia o rilassamento che si provano quando lo si assume (il cosiddetto “high”). E’ proprio a causa della sua capacità di alterare le percezioni sensoriali che è ritenuto illegale in molti paesi. Tuttavia, ha dimostrato di avere importanti impieghi anche dal punto di vista terapeutico, dove ha provato di poter agire contro malattie croniche, grazie alle sue capacità antidolorifiche naturali; inoltre esso è utilizzato anche come stimolatore di appetito e di sonno.

​Il cannabidiolo (CBD)

a differenza del THC è privo di effetto psicotropo. Esso agisce come miorilassante, sedativo, ansiolitico, antiepilettico ed antiasmatico. Ha dimostrato di essere particolarmente efficace nel trattamento contro la schizofrenia, il disturbo d’ansia sociale e la depressione. Il CBD agisce sull’intensità e sulla durata degli effetti del THC, migliorandone l’attività farmacocinetica e anche l’attività antinfiammatoria ed analgesica. In sintesi, il THC e il CBD sono di gran lunga più efficaci quando agiscono insieme (effetto entourage). Il loro rapporto percentuale determina l’azione psicoattiva della pianta di Cannabis.

​Il rapporto CBD/THC è dunque molto importante poiché determina l’azione psicoattiva della Cannabis utilizzata. Infatti, varietà differenti di Cannabis possono avere diverse concentrazioni di singoli cannabinoidi.